Distorsori assoluti

Da un lato il computer e il software sono la camera oscura del digitale, dall’altra possono diventare creatori di immagini e distorsori assoluti di uno scatto registrato. E’ un tema ampio e complesso, quello relativo al fotoritocco, sui cui mi riprometto di tornare.

Il mio personale limite è quello che impone, per esempio, il World Press Photo e cioè: “Le foto di news o documentarie non debbono subire manipolazioni volte ad aggiungere o togliere contenuti; le correzioni debbono essere “marginali” e ispirarsi agli aggiustamenti realizzabili in camera oscura, non ci possono essere eccessivi cambiamenti”.

Ma ancora meglio ed in modo ancora più dettagliato, mi pare una straordinaria linea guida quanto dichiarato dalla Reuters (si trova sul loro sito).

Di regole ce ne sono molte. Riassumo le più importanti per me:

  • – Photoshop è un sofisticato programma di manipolazione delle immagini. Noi usiamo solo una piccola parte della sua capacità potenziale di formattare la nostra foto, ritagliare e dimensionare e bilanciare il tono e colore.
  • – Accuratezza nella narrazione delle storie, integrità
  • Nessun aggiunte o cancellazioni al soggetto dell’immagine originale. (cambiando così il contenuto originale e l’integrità di
  • un’immagine)
  • No alleggerimento eccessivo, oscurando o sfocatura dell’immagine
  • Ok alla nitidezza (senza eccedere), la rimozione di polvere
  • Nessuna manipolazione del colore eccessiva (alterando così radicalmente le condizioni di illuminazione originali di
  • un’immagine)
  • No alla clonazione
  • Minima la saturazione e il bilanciamento colore
  • -Etc

Ovviamente dipende dal genere di fotografia ma anche se queste regole sono per fotogiornalismo, le condivido al 100%, con tutto4che non esiste una definizione chiara e oggettiva che fissa il limite. Quello che per me sono, come dice il WWP “eccessivi” cambiamenti, possono non esserli per altri.

Resta il fatto che occorre grande onestà e rispetto, questo si, e di sentire quel senso di responsabilità verso la fotografia (e i fruitori di essa), che deve portare a non oltrepassare quel limite comunque nebuloso, cadendo quindi nella falsità, in assoluta cattiva fede, facendo leva sull’ambiguità della fotografia, sul suo mostrare e non dimostrare, sul suo essere indifesa nelle mani di chi, in questo caso, ne fa solo una manipolazione disonesta.

Informazioni su Andrea Torinesi


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