Regole: basta l’onestà

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Riporto parte di un articolo interessante pubblicato sulla bella rivista Fotocult nel numero di novembre 2015.
“Nel febbraio 2014 il reporter Andrew Harper pubblica sul suo profilo Twitter la fotografia di un bambino solo, in mezzo al deserto, mentre trascina a fatica una pesante borsa, aiutato ad alcuni operatori dell’UNHCR, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. L’aveva scattata lungo il confine tra la Siria e la Giordania. Il commento che accompagna la foto recitava: Marwan, 4 anni, temporaneamente separato dalla sua famiglia, è assistito dallo staff dell’UNHCR.
La notizia viene ripresa dai giornali di tutto il mondo e diventa in poco tempo una storia di romanza da appendice. In Italia, il quotidiano La Stampa scrive: un bimbo perduto nel deserto Giordano, ai confini con la Siria in fiamme, che cammina con l’estinzione degli innocenti alla ricerca della sua famiglia smarrita. Questa storia di profughi ha un lieto fine: una squadra delle Nazioni Unite che lo incontra, per caso e lo sala.

Anche questo scatto entra nel cuore del pubblico. Peccato che il reporter abbia dimenticato di mostrare il resto della scena in cui si vede un folto gruppo di profughi davanti al piccolO Marwan: il bambino infatti era rimasto indietro di pochi metri e gli assistenti dell’UNHCR non erano piovuti dal cielo ma si trovavano lì per fornire aiuto a tutto il gruppo. Lo stesso reporter era al seguito dello staff dell’agenzia umanitaria, così come il scollega Jared Kohler che ha ripreso la scena da un punto di vista diversa, svelando la vera storia di un piccolo profugo smarrito”

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Si tratta dell’ennesima bugia, di uno scatto che ancora una volta sfrutta la credibilità della fotografia per ottenere un vantaggio personale e soddisfare l’ambizione di chi l’ha fatto. Intendiamoci, non è certo colpa della fotografia, mi pare ovvio, che resta come sempre vulnerabile nella mano dell’uomo, costretta a mentire. La fotografia mostra ed anche in questo caso adempie appieno al suo scopo, però mostra non solo i soggetti del meschino scatto, quanto anche la falsità dell’autore. È questo è uno dei casi in cui oltre che a mostrare, dimostra anche qualcosa. Lo dico sempre che la fotografia nei suoi vari pianiregistra anche particolari dell’autore!!
La fotografia in sè sarebbe pura se non fosse la sua esistenza dipende dall’essere umano e quindi da un individuo fondamentalmente corrotto che la pratica per fini puramente personali. Non tutti certo siamo degli Harper e quindi non posso che ripetere che sta nell’onestà di chi la pratica che la può portare sempre più vicino alla purezza, che sarebbe la sua prima caratteristica. Ed è per questo che va rispettata e va fissato un personale decalogo di regole per fare sì che non sia violata, che sia mantenuta quanto più possibile la sua integrità e onestà, che poi sono valori dell’autore. Niente stravolgimenti in post produzione, niente menzogne all’atto della ripresa, niente bugie…. Un decalogo di poche regole, forse anche una sola è sufficiente: onestà.

Informazioni su Andrea Torinesi


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