Scatti “completi”

Mi trovavo a sud della Sardegna. Osservavo una scena molto suggestiva…. Il sole stava cadendo lentamente dietro una montagna, il mare sulla destra luccicava… Un silenzio meraviglioso.. Solo qualche suono della natura come un battuto di ali, il rumore del vento…. Avrei voluto prendere la macchina e scattare… Ma in quel preciso momento mi sono reso conto che quello scatto non sarebbe assomigliato a quello che stavo vedendo e percependo… La fotografia non è realtà ma la sua rappresentazione e a volte non somiglia nemmeno al soggetto e a ciò che questo dovrebbe trasmette… mai uno scatto avrebbe potuto trasmettere anche ad altri ciò che sentivo in quel momento.
Basta una vita per essere appagato da un momento del genere ma non ne basta una per ringraziare il Cielo per quel miracolo. Grande emozione, pace,  vicinanza alla natura, serenità.

Allora, dopo essermi goduto quel momento, ho capito che se avessi scattato quella foto apparentemente inutile, avrei comunque potuto fare memoria, anche se solo per me stesso, di quella scena e che ciò che avrei fotografato sarebbe stato il mio tramite per aprire la porta della memoria, per ricordare quelle sensazioni e quelle emozioni alla stessa stregua di quello che fa un profumo, un sapore, una canzone… E che quel tramite sarebbe servito solo a me, non potendo fare rivivere ad altri il silenzio, il profumo, l’aria fresca sulla faccia.

La forza evocativa della fotografia può essere veramente forte ma a volte racchiude una tale intimità da essere inutile per chi non ha condiviso dal vivo il soggetto.

Ho solo il dubbio su che cosa potrei provare guardando quello scatto fra 20 anni… Tutto, poco o probabilmente niente.

La fotografia è una cosa intima, molto più di quello che si pensa, in un mondo in cui siamo portati a fare foto per mostrare agli altri qualcosa, per condividere. Ma non è solo intima, è anche il contrario di se stessa. Può essere così forte per me quanto inutile per altri. A volte dietro la fotografia si celano contenuti che vanno ben oltre il visibile e solo l’incontro col soggetto la realizza appieno.

E come non amare qualcosa che può portare al suo interno tutto questo, come fosse un giardino segreto accessibile solo a chi l’ha scattata. La fotografia non finisce in se stessa ma prosegue, in questi casi, anche dentro di noi.

Certi scatti sono completi solo per chi li ha realizzati. Altri vivono di vita loro… Cercare di restituire all’osservatore le stesse sensazioni percui si è deciso di aprire l’otturatore è lo scopo di una fotografia… E solo ora comprendo appieno ciò che Adams intendeva dicendo “in uno scatto ci sono sempre due soggetti, chi la scatta e chi la guarda”… Ciò non esclude che i due soggetti siano la medesima persona. E così la foto è realizzata.

Informazioni su Andrea Torinesi


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