Domanda o risposta?

Osservo questa foto mentre scrivo. Alterno parole a sguardi. L’ho lasciata decantare ma non ce la faccio ad archiviarla senza portarla in evidenza.

Agosto 2016, siamo al Tempio santo dell’acqua sorgiva di Buddha, Bali.

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Nella piscina dell’acqua magica, la gente si bagna, prega, si immerge. Due turisti (nello scatto) fanno lo stesso, cioè quello che fanno centinaia di persone ogni giorno in quel luogo. Il giorno in cui mi trovai la, restai basito quando vidi la coda di persone di tutte le nazionalità e religioni attendere per immergersi o bagnarsi. Per chi è induista è un atto di fede e una preghiera. Per chi non appartiene a questa religione, forse è solo qualcosa come ad esempio andare in Galleria a Milano e schiacciare col tacco le palle del toro o, come si faceva un tempo a Roma, buttare la moneta nella fontana di Trevi. Per altri ancora è anche un atto fotografico oppure, come in questo caso, un atto da immortalare in un video.

La domanda che lo scatto pone è quasi scontata.

Perché videoregistrarsi mentre si prega (o si finge di pregare), in un atto che dovrebbe essere intimo e rispettoso? Questo a prescindere dal fatto di essere induisti o meno, perché se la ragazza fosse induista potrei avere delle perplessità, se non lo fosse, avrei simpatiche certezze.

Tornando alla domanda scontata, potrei abbozzare maliziosamente un’ipotesi banale: rivedersi poi quando si torna a casa, come se la preghiera fosse come un salto da un ponte con una corda elastica attaccata alle caviglie… per poi magari postare il video su un social network e mostrarlo agli amici per dire: “l’ho fatto anche io” o “io sono stato la”.

Inutile tuttavia indagare cercando di scovare nell’immagine i motivi che spiegano l’atto fotografato.

A volte non contano le domande ma contano le risposte, altre volte, quando non ci sono risposte, dobbiamo accontentarci delle domande.

E allora, visto che il silenzio che subentra dopo essermi posto la domanda di cui sopra mi mette a disagio, provo a trovare un aspetto positivo comunque nella domanda stessa.

Riguardo l’immagine e penso: ma come, mio caro scatto, fai una domanda impossibile e te ne vai senza dare risposte? E quindi?….. niente… silenzio.

Alla Fotografia spesso si da un compito di prova, come se fosse la verità in cui trovare tutte le risposte, come se raccontasse la realtà: niente di più sbagliato. Non è mai la verità, magari si avvicina ma non lo può essere e non ha nemmeno questa ambizione e se c’è ambizione non è nella fotografia stessa ma in chi la scatta.

E soprattutto non sempre la Fotografia sa fornire risposte. Ma ha un valore altrettanto profondo: sa porre straordinarie domande. 

E in questo caso la fotografia è intrisa di un silenzio quasi fastidioso…. All’osservatore l’arduo compito di colmare questo silenzio.

Informazioni su Andrea Torinesi


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