WPP 2017: troppe domande

Ecco lo fotografia vincitrice del WPP 2017: il fotografo turco Burhan Ozbilici dell’Associated press l’ha scattata subito dopo che Mevlüt Mert Altıntaş, un poliziotto turco, ha sparato all’ambasciatore russo in Turchia Andrej Karlov, uccidendolo. L’assassinio è avvenuto all’inaugurazione di una mostra (19 dicembre 2016 – Ankara).


Ora la foto puo piacere o meno ma non si puo dire che il fotografo non abbia colto l’attimo in modo straordinario. Personalmente a parte apprezzare la capacità di fermare il momento decisivo e portare al mondo l’istantanea del gesto di un folle, non amo particolarmente questo scatto. Osservandolo bene, sembra un fotogramma di un film: luce perfetta, il soggetto ben vestito, un cadavere a terra, una smorfia da copione, la posizione pure… eppure non si tratta di un film. E’ realtà.

Che il poliziotto abbia saputo scegliere bene il luogo e il momento per portare a termine il suo piano, beh, non c’è dubbio: l’inaugurazione di una mostra e la presenza di giornalisti e fotografi… quale migliore occasione per farsi vedere al mondo?

Ora le domande non sono tanto sullo scatto quanto piuttosto: è giusto che ad un concorso cosi importante possa vincere una foto che sembrerebbe celebrare un pazzo nel suo gesto? Non si rischia in nome del dovere di cronaca, di dover raccontare o mostrare cosa sia successo, di creare altri mostri che vogliano essere celebrati in assurdi gesti? Puo una foto che ha un soggetto come questo vincere ed essere mostrata al mondo cosi da soddisfare il desiderio di un assassino di essere visto? Perche il luogo scelto dal poliziotto dimostra che voleva essere visto e raccontato. Nella volonta della giuria c’era piu l’intenzione di premiare un racconto dell’evento o piuttosto la volontà di sorprendere e far parlare? E far parlare di cosa, del concorso o della foto? Del fotografo o dell’assassino? O forse di tutti?

Sono sempre a favore sul pubblicare scatti di cronaca intendiamoci: in questo caso sono perplesso. In un mondo che posta se stesso con miliardi di foto, non è certo questa a creare indignazione oppure la crea per pochi secondi. Piuttosto è giusto che la fotografia diventi un canale comunicativo per un pazzo? Un ripetitore da cui trasmettere?

Insomma, questo premio fa piu un favore a noi osservatori o fa piu un favore al poliziotto? Alla parte buona dell’umanità servirà di piu che alla parte cattiva che penserà che un gesto tale possa pure essere fonte di un premio? O fonte di notorietà? Al momento non ho risposte… occorre meditarci sopra.

Informazioni su Andrea Torinesi


5 responses to “WPP 2017: troppe domande

  • Giuseppina D'Amato

    Carpe diem! Come poteva evitare lo scatto? È il suo lavoro… Amo fotografare, e, quando vedo qualcosa che gli altri non vedono, parte il click.

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    • Andrea Torinesi

      Per prima cosa grazie per il commento…. concordo con te… tuttavia mi pongo la domanda non tanto sul fotografo… anche io avrei scattato…. quanto piuttosto sulla vittoria al concorso…. credo sia sempre doveroso avere senso di responsabilità e domandarsi quali sono le implicazioni di determinate scelte. Il WPP ha una enorme responsabilità in questo senso. Insomma siamo d’accordo che il dovere di cronaca sia imprescindibile ma a volte ho le sensazione che sia più imprescindibile per certi concorsi (o massa media) la spettacolarizzazione di un evento per scopi di audience… per mettersi in evidenza…. è una domanda che mi pongo. Se così fosse, non mi piacerebbe l’uso della fotografia per secondi fini, rendendola impotente e in balia di uno sconsiderato utilizzo: rispetto troppo questa arte per vederla “usata” o peggio ancora “abusata”.
      Non ho certezza di risposta alla mia domanda. Forse sono solo malizioso… o troppo prevenuto……Il confine è sottile e forse personale. O forse vedo solo una zona di penombra….ma noi fotografi, forse, siamo bravi a indagare in quelle condizioni di luce e prima o poi una quadra la troviamo sempre 😊

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      • Giuseppina D'Amato

        Concordo con le tue riflessioni, tuttavia viviamo nell’epoca dell’immagine, che prevale sulla parole. Una foto invia un messaggio potente e immediato. Mai come oggi si vede di tutto sul web e in TV. Le mostre fotografiche contemporanee e i concorsi premiano i reportage di guerra. Vince l’impegno civile, umanitario, la denuncia, il mettere a nudo, far vedere le brutture del mondo e il coraggio del foto reporter. Vince soprattutto la foto che diventa virale. La fotografia che ha vinto il premio parla di odio e follia. Io vedo una scena fredda, un corpo privo di vita e un uomo che ha perso la sua umanità. Sono forse questi i motivi del premio? Chissà? Forse dovrei essere più disincantata e aggiungere che nei musei di arti pittoriche dal 1200 al 1700, in primis a Siena, ci sono sale dedicate ai fatti di cronaca nera, alle torture… e mostrano robe da non credere. Che più splatter non si può.

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      • Andrea Torinesi

        Siamo in un mondo in cui tutto quello che esce da un qualsiasi apparecchio in grado di scattare qualcosa viene chiamato Fotografia. La fotografia sarebbe pura in se ma è una contraddizione in termini in quando è prodotta da un essere umano, di fondo corrotto. C’è una sorta di gusto nel macabro, nella violenza… quello che non mi piace è l’uso improprio di un medium che comunque avrebbe una sua purezza, che invece sporcata da chi non la rispetta e la comprende. Non sempre ma la peggior parte delle volte si. E la cosa brutta è che siamo bombardati di immagini e che la persona media non guarda una fotografia per piu di 3 o 4 secondi. Quante persona guarderanno la fotografia del WPP per un tempo sufficiente a capirla? E quanti prenderanno da quello scatto solo cio che fa comodo. Non per questo dobbiamo nasconderle… ma almeno cercare di creare cultura, affinché sia comprese e non fraintese. E quando si butta nel macello del mercato delle immagini qualcosa di bello, o lo si fa con grazia o il risultato non credo possa essere poi cosi tanto positivo.

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  • Giuseppina D'Amato

    Andrea, mi trovi concorde su tutto ciò che affermi. Sono gli occhi di chi guarda a vedere il male o il bene. A me ha sconvolto la foto del bambino annegato, e rinvenuto in riva al mare. Non potevo crederci che l’avessero pubblicata, e pensavo fosse un bambolotto messo lì per fare uno scoop. Ho chiuso gli occhi davanti a quella foto. Poi ho saputo i retroscena: il corpo era tra altri oggetti, è stato preso e messo in posa. Questo è amorale. Quante volte è stato ucciso quel bambino?

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